Messaggio dell’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice per l'Avvento 2018 - Parrocchia Anime Sante Maria Immacolata Bagheria

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Messaggio dell’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice per l'Avvento 2018

Messaggio dell’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice per l'Avvento 2018
Carissime Sorelle, Carissimi Fratelli,                                    
nel volto del bambino Gesù, nato a Maria di Nazareth nella precaria dimora di Betlemme, Dio si lascia vedere e ci ravvisa; si consegna a noi umani e si lascia incontrare, si lascia toccare, abbracciare. Chiede, con i suoi riflessi e i suoi gemiti, come ogni neonato, uno sguardo amorevole e premurosa attenzione. Lasciamoci incantare dagli occhi innamorati di Maria e di Giuseppe che contemplano Gesù e dalla grazia tenera e affascinante con cui egli li guarda e li cerca.  
Sguardi che si incrociano, occhi che imparano a conoscersi, mani che accolgono e accarezzano, vagiti e gesti che comunicano bisogni e desideri, occhi che dialogano. In quel neonato, nel suo fremito, nel suo pianto, nel suo essere ‘cucciolo d'uomo’, noi scorgiamo il ‘protovangelo’ di Dio per noi uomini, che si rivelerà in modo pieno e definitivo come ‘e-vangelo’ (bella notizia!), nel Nazareno crocifisso, sepolto e risorto a Gerusalemme.
In Gesù è Dio che ci viene incontro. Accorcia le distanze. Squarcia i cieli e viene sulla terra. Si fa uomo, carne; si assoggetta al tempo e si colloca nello spazio periferico dell'impero romano. Gesù cresce in età, sapienza e grazia. Apprende il mondo umano, vive da forestiero in Egitto con i suoi genitori, parla la lingua della Palestina, impara un mestiere e vive secondo la tradizione religiosa dei suoi padri. Gesù il Figlio di Maria è l'Emmanuele, il Dio-con-noi. Uno-di-noi.
Gesù di Nazareth: un volto; un nome; una vicenda; una famiglia; un villaggio; un mestiere; una missione; incontri; relazioni; successi; sconfitte; attese; speranze.
In Gesù, Figlio di Maria di Nazareth, affidato a Giuseppe della casa di Davide (cfr Lc 1, 27), Dio assume un volto umano, nasce ed è coinvolto nel mondo; è sim-patico, in relazione, dia-logico; prossimo, legato incondizionatamente agli uomini e alle donne, suoi fratelli e sorelle.
La Parola si fa carne, il Figlio di Dio si fa uomo (cfr Gv 1, 14); da ricco si fa povero, da onnipotente debole (cfr 2Cor 8, 9). Si fa bambino; diventa adulto; accoglie, condivide, visita, guarisce, com-patisce. Perdona, anche quando è calunniato e avversato, escluso e ingiustamente condannato, ucciso.
La sua umanità,  i suoi sentimenti, i suoi gesti, le sue parole dicono i sentimenti e le parole di Dio. Quanto è bella l’umanità di Gesù! Un’opera d’arte compiuta, secondo il progetto originario: a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1, 26-27).
Per questo Giovanni Papini esclamava: “Vogliamo vedere quegli occhi che passano la parete del petto e la carne del cuore, e guariscono quando feriscono collo sdegno, e fanno sanguinare quando guardano con tenerezza. E vogliamo udire la tua voce che sbigottisce i demoni da quanto è dolce e incanta i bambini da quanto è forte. Tu sai quanto sia grande, proprio in questo tempo il bisogno del tuo sguardo e della tua parola. Tu lo sai bene che un tuo sguardo può stravolgere e mutare le nostre anime” (Storia di Cristo). Il suo avvento nella nostra condizione umana ci ridà il senso e il gusto della nostra umanità, della bellezza della nostra condizione creaturale. Del nostro abitare la terra. Delle relazioni umane. È proprio vero che “chi segue Gesù, l'uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (Gaudium ed spes, 41). Si diventa più umani.
Nel tempo della gravidanza, a Nazaret Gesù cresceva nel corpo di Maria e nel cuore di Giuseppe. In questo Avvento, aiutati da Maria e Giuseppe, il Figlio di Dio nasca e cresca anche nei nostri cuori, nella nostra comunità ecclesiale, nella città degli uomini.
Gesù, vieni ancora e visita la tua Chiesa. Sostieni in questi giorni di attesa il respiro orante del popolo di Dio. Continua a narrarci che la tua incarnazione è la vicinanza di Dio che rende più umano l'uomo e il mondo in travaglio e in attesa di riscatto e liberazione, di gioia e vita, di unità e armonia. Facci comprendere che la vera vita bella, la vittoria più certa, è la vita che dai tu: ce lo ha ripetuto in modo suggestivo e coinvolgente Papa Francesco nella Sua recente visita che ha ridato un impulso di vita cristiana alla nostra diocesi. Per Lui e per tutta la Chiesa e per l'umanità ti preghiamo: fa’ che rinasciamo con te nello e dallo Spirito Santo.
Illuminati e guidati dalla tua Parola, facci guardare al mondo e agli uomini, da te amati, con stupore, con occhi attenti, spirito di discernimento, rispetto, amicizia, parresia e misericordia. Facci avvicinare ad ogni dolore per stendere le mani e toccarlo, assumerlo, fino a sentirlo nelle nostre viscere.
Gesù, rendici sentinelle e portavoce delle attese frustrate della nostra gente: delle famiglie ferite e disgregate negli affetti; di quelle segnate dal dolore dei lutti causati dagli ultimi terrificanti eventi atmosferici o dalla mancanza di lavoro, di casa e di pane; degli anziani afflitti dalla solitudine, impossibilitati così ad arricchire del loro affetto e della loro sapienza le giovani generazioni; dei giovani che, nelle loro notti e alienazioni, attendono la prossimità della nostra grammatica umana attinta a quella meravigliosa e coinvolgente di Gesù, o che, in esodo dalla nostra terra, chiedono la cura responsabile delle pubbliche amministrazioni.
Rendici avamposti delle attese di chi conosce ancora la prevaricazione dei poteri mafiosi e del malaffare; di chi percepisce la politica lontana e indaffarata in beghe e interessi personali o di parte; di quanti fuggono dalle guerre e dalle povertà verso un Occidente che impone e diffonde nel mondo un’economia del profitto disumana e disumanizzante.
Rendici credibili dinnanzi alle attese di chi chiede il volto di una Chiesa somigliante a Gesù, coerente con il Vangelo che annuncia, accogliente, povera e santa.
Gesù, che tutti gli uomini e le donne abitino la terra da custodi sapienti e da pellegrini impavidi, non da padroni stanziali e da concorrenti agguerriti, perché sia la casa di tutti per tutte le generazioni che verranno, senza barriere di razze, lingue, culture e religioni.
Tu che sei venuto nel mondo come figlio dell’Uomo, tieni desta la nostra attesa. Verrai di nuovo come Signore della gloria a “giudicare la terra con giustizia” (At 17, 31), a mettere in luce i segreti delle tenebre e a manifestare le intenzioni dei cuori (cfr 1Cor 4, 5), a dare la ricompensa ai tuoi servi, a quanti ti hanno riconosciuto e dato da mangiare e bere negli affamati e negli assetati, a quanti sono venuti a visitarti ammalato e carcerato, a quanti ti hanno accolto straniero e profugo e ti hanno vestito quando eri nudo (Mt 25, 35-36).
Non tardare, Signore Gesù, vieni presto! Ascolta e vieni, non indugiare! Riscatta, per Dio e per i giusti, le vittime della storia, perché possano ereditare la terra, finalmente liberata dal male, dal peccato e dalla morte, divenuta per tutti casa comune di beatitudine, di giustizia e di pace. Vieni, facci stare nel mondo “gravidi di Dio” (Origene), coinvolti, con i tuoi stessi sentimenti, nella meravigliosa opera di trasfigurazione della storia e della creazione.
Vieni Signore Gesù!
Vi abbraccio con affetto e vi benedico.
Palermo, 25 Novembre 2018.
Solennità di Gesù Cristo Re dell’universo                                                       
                                                                  Corrado Lorefice
                                                                     Arcivescovo

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