Nel segno di San Giuseppe - Parrocchia Anime Sante Maria Immacolata Bagheria

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Nel segno di San Giuseppe

 
Comunità in cammino nel segno di S. Giuseppe…


Nell’ambito della ricorrenza del novenario di san Giuseppe tutta la comunità parrocchiale dell’Immacolata-Anime Sante si è recata alla chiesa Madre, su invito di don Giovanni La Mendola, per partecipare alla celebrazione presieduta dal nostro parroco, don Giovanni Basile.

Segno di una chiesa in uscita nell’annuncio e di una comunione con i fratelli abbiamo cercato in sinergia con il sacerdote di rendere questo momento una tappa miliare nel nostro cammino di fede, sotto il patrocinio di un grande santo: Giuseppe.
La celebrazione si è dispiegata attraverso il susseguirsi di tre momenti significativi:

  • La Parola spezzata
  • La presentazione dei doni
  • Il Pane spezzato

La riflessione omiletica del celebrante , partendo dalla liturgia delle letture del giorno (Isaia 49,8-15; Giovanni 5,17-30) ci ha condotto fino a svelare il volto paterno e materno di un Dio non lontano e traboccante di un amore totale per le sue creature. Anche quando il mondo intorno sembra crollarci addosso e lo scoramento si tramuta in sfiducia e in sensazione di abbandono, e sulle nostre labbra riecheggia lo stesso gemito di Sion: “Dio mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”, ecco giungere l’agognata certezza per bocca del profeta che Dio non ci dimenticherà mai. Il suo amore è più grande persino del cuore di una madre.

Ancor più nel brano evangelico prende vigore l’amore nell’intimità del rapporto tra Padre e Figlio, e attraverso l’amore “traspare l’azione creatrice di Dio”. Gesù rivela il volto del Padre e attraverso lui e la sua azione vivificante entra nel mondo l’amore e la certezza di saperci amati. In Lui siamo divenuti figli nel Figlio e, solo amandoci, irradiamo l’amore intratrinitario.

Con sapienti tocchi di pennello il sacerdote passa a tratteggiare la figura del giusto Giuseppe ovvero del primo uomo che ha amato in modo diretto Maria e custodito il Figlio di Dio, la cui vita è stata permeata e plasmata dall’amore e dalla reverente obbedienza e fiducia in Dio e ce lo addita quale modello di santità per tutti i credenti.

Pur “portandosi dentro una tempesta di contrastanti pensieri, il sapiente Giuseppe era turbato. Sapendoti da lui non toccata, amori furtivi sospettava, o irreprensibile! Ma quando madre ti seppe per opera di Spirito Santo, gridò: ‘Alleluia’!”. Quanti disagi nel pellegrinaggio a Betlemme il patriarca affronta con la sposa, quanto stupore nella presentazione e nel ritrovamento di Gesù al tempio di fronte al rivelarsi del progetto dell’Onnipotente, quanta abnegazione nel prendersi cura del bambino e della madre durante la sua parentesi terrena e quanta umiltà nel percorso di quel cammino che lo porta, insieme a Maria, a cogliere fino in fondo il dono della Parola incarnata. E la stessa verginità di Maria, pur non essendo moglie, non esclude che tra i due sposi ci sia stato il filo delicato della tenerezza, dell’unione intensa dei cuori.

Dopo l’accenno al crescere del bambino amato dal padre e dalla madre nella dimora di Nazareth, più nessuna notizia di Giuseppe che insieme a Maria e Gesù si presenta a pieno titolo come emblema delle virtù familiari, dell’affetto profondo delle persone che insieme costruiscono la storia dell’uomo.

E dato che la storia di salvezza si inscrive nelle pieghe umili dei poveri e dei semplici non poteva mancare il riferimento omiletico al beato Giacomo Cusmano (la cui memoria liturgica ricorreva in quel giorno ) che nell’aiuto degli ultimi ha speso tutta la sua vita perché “servire i poveri è servire Cristo”. In loro ha visto la rivelazione del volto amorevole di Cristo nello spirito delle beatitudini.

Molto intenso il secondo momento della presentazione dei doni che immette nella liturgia eucaristica.
È un momento imprescindibile di maggior coinvolgimento del popolo di Dio che offre gli stessi elementi “Pane e Vino” che Cristo ha consacrato e che si trasformeranno nel Corpo e Sangue di Cristo.

Fortemente simbolica l’offerta dei doni, liturgici e non, delle singole realtà della parrocchia che, pur nella specificità dei carismi, hanno voluto evidenziare che la comunione con Cristo non può prescindere dalla riconciliazione e dalla comunione con tutti i fratelli, membra del suo stesso corpo.

Dulcis in fundo, il culmine dei nostri cuori oranti nel dialogo vibrante con il celebrante per innalzare l’inno di lode a Dio per le meraviglie compiute per la nostra salvezza e la fractio panis, immagine visibile della comunione che si spandeva a tutti i presenti nella partecipazione all’unico pane.
Con la gioia nel cuore e il brillio negli occhi, si ritorna a casa.

W San Giuseppe.

Concetta Lucia Sorci







 
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